La notte delle streghe e dei misteri è alle porte. Tutto è pronto per i festeggiamenti di Halloween, ma quali sono le origini di questa festa? Perché le case si riempiono, soprattutto nei Paesi anglosassoni, di zucche intagliate?

Le risposte arrivano da Cambridge University Press & Assessment che svela curiosità, leggende e tradizioni legate a questa festa “da brividi”.

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Quali sono le origini di Halloween?

Halloween affonda le sue radici nella cultura irlandese e britannica. Il nome deriva dall’irlandese Hallow E’en, forma contratta di All Hallows’ Eve, che indica la vigilia di tutti i Santi. Ben prima, però, c’era il Samhain, una festa pagana detta anche Capodanno Celtico, che celebrava il termine del raccolto (Samuin in irlandese antico vuol dire estate). Un giorno di transizione, dalla luce alle tenebre invernali, in cui le barriere tra il mondo dei morti e quelli dei vivi venivano annullate e i defunti potevano tornare sulla terra a visitare i luoghi a loro cari. Quando iniziò a diffondersi in Europa, nell’Ottavo secolo, la Chiesa accolse questa eredità, spostando la data di Ognissanti e la commemorazione dei defunti dal 13 maggio al 1° novembre.

Perché si intaglia la zucca?

In origine era una rapa, intagliata e trasformata in una mostruosa lanterna con cui proteggere la casa dai demoni e conosciuta con il nome di “rapa fantasma”. Con le migrazioni prima e l’importazione della festa negli Stati Uniti poi, il tubero si tramutò in zucca, più grande, ma soprattutto, più facile da lavorare: nacquero così le jack-o’-lantern, le zucche intagliate. Il nome è legato alla leggenda di Stingy Jack: questi, dopo aver ingannato il diavolo, venne bandito dall’inferno e condannato a vagare nel buio per l’eternità, con solo la sua lanterna ad illuminare la strada.

Perché si fa “Trick-or-treat”?

Con l’arrivo di Halloween è tempo di ripassare la famosa filastrocca o impararla per intero: Trick or Treat, Treat or Trick, Give me something good to eat! Un classico che accompagna la raccolta di dolci e caramelle. Secondo alcuni, alla base di questa usanza ci sarebbe una tradizione irlandese che riteneva l’offerta di dolci un modo per ingraziarsi le Fate che, altrimenti, avrebbero disposto degli scherzi. Secondo altri l’origine è medioevale: in occasione di Ognissanti, poveri e mendicanti andavano di casa in casa alla ricerca del Dolce dell’anima, un dolce quadrato fatto con la pasta del pane e decorato con uva sultanina; in cambio offrivano preghiere per i cari defunti.

Quali dolci mangiare ad Halloween?

A proposito di dolcetti, tra i più famosi legati ad Halloween ci sono le candy corn, caramelle statunitensi a base di zucchero e miele e a forma di chicco di mais (corn, in inglese), ma non è finita qui. Perfetta per recuperare la polpa delle zucche usate come lanterne è la Pumpkin Pie, preparata con pasta brisé aromatizzata alla cannella e chiodi di garofano. E se masticando si trova un anello? Nessuna paura, è un buon segno! Che si mangi Barmbrack — pane dolce saporito con uva sultanina e uva — o Colcannon — purè di patate e cavolo verza — trovare un anello o un ditale è simbolo di un futuro prospero e di nozze in arrivo. Da non dimenticare, infine, le mele candite, ricordando due regole importanti: la mela deve essere rossa e deve essere sbucciata senza mai interrompersi; più sarà lunga la buccia più a lungo si vivrà!

Qual è il cocktail perfetto?

Per brindare nella notte di Halloween il cocktail perfetto potrebbe essere il Bloody Mary, a base di succo di pomodoro, vodka e tabasco. La paternità della bevanda, che si è diffusa a partire dagli anni Quaranta del Novecento, è contesa tra l’attore George Jessel e il bartender Fernand Petiot, ma da brividi è più che altro l’origine del nome. Le teorie sono varie: secondo alcuni è da riferire alla Regina Maria la Sanguinaria, altri credono sia legata a una giovane donna di nome Mary, uccisa probabilmente dal padre. Secondo le leggende, la notte di Halloween sarà possibile evocarla mettendosi davanti a uno specchio con una candela e ripetendo per tre volte (o 13, secondo alcune tradizioni) “Bloody Mary”. Secondo altre versioni, infine, il nome Mary sarebbe da legare a Mary Worth, una delle vittime del processo delle streghe di Salem.

Perché ad Halloween si indossa un costume?

Sono tante le leggende che accompagnano l’antica tradizione delle maschere di Halloween. Già i celti usavano travestirsi con maschere, spesso di animali, per spaventare gli spiriti malvagi che avrebbero potuto incontrare e che ritenevano colpevoli di siccità, carestie e disgrazie; la maschera avrebbe permesso loro di non essere riconosciuti e di essere così lasciati in pace.

Che gioco fare ad Halloween?

Oltre al famoso dolcetto o scherzetto, esiste l’apple bobbing, un gioco che si diffuse quando i romani invasero la Gran Bretagna nel Primo secolo d.C. e portarono nel paese l’albero del melo, che rappresentava la dea Pomona, Signora dei frutti. Durante l’annuale celebrazione romana, che secondo alcuni studiosi coincide temporalmente con Halloween e l’antica festa di Samhain, i giovani in cerca di moglie o marito tentavano di addentare le mele che galleggiavano nell’acqua o che venivano appese ad un filo; la prima persona a mordere un frutto sarebbe stata la prossima a sposarsi. Così è rimasta la tradizione di appendere a un lungo filo le mele o lasciarle galleggiare in una bacinella: i partecipanti devono riuscire a mangiarle senza usare le braccia.

Quali sono i record da brividi?

Non mancano stravaganti record legati a questa ricorrenza. A New York, la Village Halloween Parade vede sfilare 50.000 persone davanti a più di 2 milioni di spettatori e da qualche anno si è aggiunta anche la Halloween Dog Parade, la sfilata di cani in maschera. Stephen Clark, invece, detiene il record di velocità nell’intagliare una zucca: 13 secondi. La zucca più grande del mondo, da 674,3 kg, è stata invece raccolta in Ontario, dal signor Joel Jarvis. Infine, un record da tapparsi le orecchie: nel 2000 l’insegnante londinese Jill Drake, durante una festa di Halloween, ha emesso un urlo da 129 decibel.

Che cosa ha a che fare Halloween con le tradizioni italiane?

Usanze antichissime, alcune ancora oggi in vigore, si celano tra le terre dello Stivale. In Sardegna i bambini facevano il giro del paese sussurrando alle porte “mortu, mortu” per avere in cambio dolci e frutta secca, mentre a Bormio (SO) la notte del 31 si svuotavano le zucche e, riempite poi di vino, si ponevano sul davanzale per dissetare i defunti. A Orsara di Puglia, in provincia di Foggia, ci sono testimonianze che risalgono all’anno Mille e che riguardano la notte dei Fucacoste e Cocce Priatorje (Falò e teste del Purgatorio), un nome che fa riferimento alle zucche intagliate, in origine a forma di croce, contenenti lumini accesi e che venivano lasciate davanti alle case per scacciare le anime dei dannati dal banchetto serale. Allo scoccare della mezzanotte, poi, uomini vestiti di nero giravano chiedendo l’aneme d’i murt (l’anima dei morti), ossia gli avanzi del banchetto, che ridistribuivano ai poveri.

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