#Donne dimenticate

Mentre in occidente è scontato potersi mettere un costume e andare al mare, è normale studiare e raggiungere posizioni lavorative di livello ed è considerato ovvio uscire indipendentemente, senza avere il permesso di qualcuno, in Afghanistan purtroppo non più.

Considerando la lunga sofferenza di questo paese, che vede negli anni tantissimi cambiamenti, il più destabilizzante di sicuro quello che va dal 1994 al 2001, sotto il regime talebano, possiamo dire che, dopo un po’ di respiro durato 20 anni sotto il controllo dell’esercito americano, si è tornati a quei lontani anni ’90, dove le leggi sono crude, aspre, disumane. Basti pensare semplicemente che, con il rientro delle forze armate negli USA, i talebani hanno imposto regole che impediscono lo sviluppo culturale della persona, abolendo prima di tutto la musica (solo concessi solo canti religiosi), eliminando gli stessi musicisti, giustiziandoli brutalmente, le industrie televisiva e cinematografica sono ormai morte nel loro paese e i giornalisti che non sono dalla loro parte vengono puniti con frustate. La popolazione muore di fame, guardando i notiziari vediamo file lunghissime di persone che attendono sotto il sole davanti alle banche i pochi risparmi che rimangono, molti non possono più lavorare perché le attività non hanno ancora aperto. In tutto ciò le più svantaggiate sono le donne; gli studenti coranici si sono imposti nel nuovo governo parlando di clemenza e di inclusione femminile, permettendo a loro di proseguire il proprio lavoro, di studiare, di vivere dignitosamente, ma sempre sotto le leggi della sharia. Non hanno mantenuta questa promessa, anzi, sono tornati indietro di venti anni, dove la donna non poteva uscire di casa con il volto scoperto, ma era obbligata ad indossare un burqa, necessario per coprirle tutto il corpo, perché nella loro cultura la donna non è una persona, non è umana, è considerata inferiore ad una bestia.

Sostanzialmente ora le donne, nonostante le promesse fate dai talebani, non possono più lavorare in settori importanti, ma solo in attività considerate “femminili”. Non possono studiare insieme ai maschi perché va assolutamente contro la legge, infatti ora le classi miste vengono divise da un divisorio fatto con materiali di fortuna, di modo che i ragazzi non possano avere contatti con le ragazze e addirittura le femmine possono avere solo insegnati donne o uomini, ma anziani. In molte scuole i talebani hanno portato via ragazze dai 12 anni in su impedendo il diritto allo studio.

I problemi non sono legati solo alla scuola e all’istruzione, che in realtà spaventano molto il nuovo regime, perché un popolo acculturato si ribella più facilmente, ma anche alle unioni. Gli studenti coranici vanno di casa in casa, bussando alle porte di famiglie che hanno donne nubili tra i 12 e i 45 anni, donne considerate bottino di guerra, rapite per poi essere vendute o regalate ad altri soldati talebani. Amori che non esistono, scelte che non vengono fatte…

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Nelle città le pubblicità che vedevano protagoniste femminili sono state eliminate, distrutte per far dimenticare cosa significa essere libere. Numerose associazioni si stanno muovendo a favore di donne e bambine, molte manifestazioni sono state organizzate da gruppi di giovani ragazze nelle città più importanti con un unico scopo: la libertà e la difesa dei propri diritti.

Nascere nella parte sbagliata del mondo nel momento sbagliato non è una scelta, è lo sfortunato destino, ma se noi che viviamo in territori più fortunati abbiamo la possibilità di aiutare, dobbiamo difendere anche solo con un piccolo contributo questi soggetti molto sensibili, e ricordiamoci sempre che il progresso lo possiamo avere solo grazie alla conoscenza e al sapere, superando le barriere dell’ignoranza.