Sono le 20:14 quando le luci del Grand Palais si abbassano e il mio respiro si sospende. Davanti a me, un planetario che trasforma lo spazio in un cosmo di infinite possibilità. Le sfere giganti fluttuano sopra un pavimento nero lucido, marmorizzato con pigmenti colorati, riflettendo l’universo che Matthieu Blazy ha immaginato per il suo attesissimo debutto alla direzione creativa di Chanel. È l’equivalente fashion di un allunaggio, e non sto esagerando.
La metamorfosi del guardaroba maschile: quando l’androginia incontra la seduzione
Il primo look che sfila sulla passerella mi colpisce come un fulmine: un tailleur pantalone in lana a quadri, con la giacca drasticamente accorciata. È un gesto audace, quasi iconoclasta, che racconta la storia di Gabrielle “Coco” Chanel che prendeva in prestito i vestiti dal suo amante Arthur “Boy” Capel. Entrambi erano clienti di Charvet, la storica camiceria francese che Blazy ha coinvolto per sviluppare pezzi straordinari: una camicia smoking bianca oversize abbinata a una gonna nera fluida, una camicia da uomo a righe tagliata e indossata con un abito da sera scarlatto ricoperto di frange piumate.
“Mi interessava la rivoluzione che ha portato, e non c’era modo di tornare indietro”, mi confida Blazy dopo lo show, gli occhi ancora accesi dall’adrenalina. “Ha deciso per sé stessa cosa poteva essere, e poteva essere entrambe le facce della stessa moneta”. Questa dualità diventa il linguaggio segreto dell’intera collezione.
Il ritorno all’essenza: texture, volumi e l’eredità dell’Art Déco
Le maglierie dense e testurizzate mi ricordano fasci di grano, uno dei tanti talismani fortunati di Coco. Le gonne hanno il colore e la consistenza della paglia, i top sembrano carta sfilacciata. Le versioni dorate penzolano da un abito sacco nero, appaiono come ricami soffici su un cappotto tweed color avena. C’è una complessità stratificata in ogni passaggio, un’interpretazione che promette di dare al brand una nuova rilevanza culturale.
Le silhouette separates in seta e gli abiti scivolanti in una palette grafica di beige, avorio e nero risuonano con la celebrazione parigina del centenario dell’Art Déco. Una tunica a vita bassa con gonna midi si ispira al packaging minimalista dei profumi Chanel, che a sua volta richiama l’infanzia della fondatrice nell’orfanotrofio dell’abbazia cistercense di Aubazine.
La borsa 2.55 reinventata: tradizione vissuta e consumata dal tempo
Quando Blazy mi parla della sua lotta con l’iconica borsa trapuntata 2.55, percepisco tutta la vulnerabilità di un creativo che affronta un’eredità monumentale. “Non sapevo cosa farne. Ho iniziato a giocarci, a cambiare la catena, a ricamare, a modificare la pelle. Non funzionava”, confessa.
Poi l’illuminazione: “E all’improvviso ho pensato, come possiamo prendere questa borsa, non solo esploderla, ma quasi farla sembrare presa in prestito dalla tua bisnonna, poi passata attraverso generazioni, e sei andato a una festa nel Lower East Side o a Pigalle a Parigi – qualcosa di vissuto, qualcosa di prezioso”. Le catene spariscono, la pelle burgundy tradizionalmente usata per le fodere diventa protagonista. È autenticità emotiva trasformata in design.
Le ballerine bicolore ultramorbide sono ispirate a un pralinato di cioccolato. I tailleur in tweed, la sfida più grande, arrivano sfilacciati e sfrangiati in texture simili a coperte accoglienti, ispirati all’approccio disinvolto di Chanel verso i propri abiti, condivisi con un altro amante, il Duca di Westminster. “Lo vedeva come l’uomo più elegante del mondo, perché amava indossare i suoi vestiti consumati e usati”, spiega Blazy.
Il firmamento come metafora: la libertà di un guardaroba senza confini
Le proporzioni gonfiate di alcuni tailleur sono tecnicamente intriganti, anche se non sempre lusinghiere. Ma sono le versioni a quadri con gonne wrap a vita bassa che mi conquistano completamente – ispirate a un abito d’archivio del 1964 che Blazy descrive come ipnotico perché impossibile da collocare geograficamente. “Poteva essere francese, ma forse da altri orizzonti”.
Il set cosmico non è solo scenografia spettacolare – è manifesto concettuale. “Guardiamo tutti lo stesso cielo. Tutti vediamo le stelle. C’è qualcosa di universale”, mi dice Blazy. “Dovrebbe anche essere bello e piacevole, e questo è ciò che dobbiamo proporre anche nella moda”.
L’applauso finale: quando la moda incontra l’emozione pura
La modella Awar Odhiang chiude lo show in una t-shirt di seta avorio, aperta sulla schiena, indossata con una gonna da ballo ricoperta di fiori multicolori. Batte le mani, danza verso Blazy, e il pubblico esplode in un boato di approvazione. Mi ritrovo in piedi, con le mani che fanno male per gli applausi, testimone di un momento che ridefinisce il DNA di Chanel senza tradirlo.
Mentre esco nel fresco della sera parigina, osservo Nicole Kidman, Margot Robbie, Penélope Cruz, Ayo Edebiri e Pedro Pascal che discutono animatamente. L’energia è palpabile: Blazy non ha solo presentato una collezione, ha riacceso l’anima di una maison che guarda al futuro rispettando profondamente il proprio passato. Ha preso i codici iconici – tweed, trapuntatura, bicolore – e li ha “ridotti”, come dice lui, scoprendo che sembrano ancora Chanel, ma con una voce completamente nuova.
Questa non è stata una sfilata. È stata una dichiarazione d’intenti, un viaggio attraverso l’universo Chanel dove ogni stella rappresenta una possibilità inesplorata. E Matthieu Blazy ha appena messo il brand su una nuova orbita.

Il mio sport preferito è imbucarmi alle sfilate di moda.
Racconto con passione le tendenze che scandiscono il ritmo del mondo contemporaneo. Attraverso i miei articoli, esploro il connubio tra creatività e innovazione, dando voce a stilisti emergenti e grandi nomi della scena internazionale. Amo analizzare non solo gli abiti e gli accessori, ma anche i contesti culturali e sociali che ne influenzano l’evoluzione. Il mio obiettivo è offrire ai lettori insight esclusivi e storie appassionanti che raccontano il dietro le quinte delle sfilate, le ispirazioni dei designer e le nuove frontiere del design. Con uno sguardo attento e uno stile narrativo coinvolgente, trasformo ogni pezzo in un racconto unico, capace di ispirare e informare chi ama vivere la moda come forma d’arte e espressione personale.































