Accade ancora una volta, come ogni quattro anni: il mondo si ferma, abbassa le persiane, alza il volume, e guarda. Ma questa volta è diverso. Questa volta il Mondiale è più grande di tutti quelli che lo hanno preceduto, più largo, più lungo, più rumoroso. Quarantotto nazioni, 104 partite, tre paesi ospitanti — Stati Uniti, Messico e Canada — e un format che non ha precedenti nella storia del calcio. La Coppa del Mondo 2026 è già entrata nei libri dei record ancor prima che il cerchio si chiuda con la finale del 19 luglio al MetLife Stadium di New York.
Il 14 giugno è una di quelle giornate che valgono da sole il prezzo dell’abbonamento. Si comincia a mezzanotte con Brasile-Marocco, un incrocio tra la tradizione più gloriosa del calcio sudamericano e l’Africa che ha cambiato la percezione del calcio mondiale in Qatar 2022. Alle tre di notte la Scozia torna in scena dopo ventotto anni di assenza contro Haiti, la nazione caraibica che ha già compiuto il suo miracolo qualificandosi. Nel pomeriggio italiano è il turno della Germania, che vuole cancellare due eliminazioni ai gironi e riprendersi il posto che le spetta, contro Curaçao, la nazione più piccola mai approdata a una fase finale. E in chiusura di serata, sotto il tetto dell’AT&T Stadium di Dallas, l’Olanda del calcio totale incontra un Giappone che ha già dimostrato di non avere paura di nessuno.
Quattro partite, quattro stadi, quattro storie diverse. Ma un’unica domanda, quella che il calcio si porta dietro da sempre: chi sarà il prossimo campione del mondo?
Brasile-Marocco: i verdeoro di Ancelotti sfidano i Leoni dell’Atlante al MetLife
C’è qualcosa di magnetico nell’idea che il Brasile apra il proprio Mondiale proprio al MetLife Stadium di East Rutherford, a pochi chilometri dallo skyline di Manhattan. Quello stesso impianto che il 19 luglio ospiterà la finale, che ha già visto un Super Bowl nel 2014 e due WrestleMania sul suo prato, che sorge sulla pianura delle Meadowlands con ottantaduemilacinquecento posti pronti a esplodere. Per questa notte nordamericana, però, la storia e il calcio si mescolano in un modo tutto particolare: i verdeoro scendono in campo con Carlo Ancelotti in panchina, il primo allenatore straniero a guidare il Brasile in un Mondiale dall’argentino Filpo Nuñez nel lontano 1965, che diresse la Seleção in una sola partita. Ancelotti, in carica dal maggio del 2025 e fresco di rinnovo contrattuale fino al 2030, porta con sé quella cultura vincente europea che ha contagiato campioni come Vinícius Júnior, Endrick e un Neymar tornato a casa al Santos, simbolo romantico di un’intera generazione. Il Brasile è l’unica nazione ad aver partecipato a tutte e ventitré le edizioni della Coppa del Mondo, e ora punta alla sesta stella, l’unica rimasta fuori dalla bacheca dal 2002.
Dall’altra parte del campo, però, c’è un avversario che ha già dimostrato al mondo di non essere lì soltanto per fare numero. Il Marocco, alla sua settima Coppa del Mondo e alla terza partecipazione consecutiva — un primato nella storia della federazione nordafricana — arriva con il ricordo ancora vivido del quarto posto conquistato in Qatar 2022, la migliore prestazione di sempre per una squadra africana in una Coppa del Mondo. I Leoni dell’Atlante non vogliono che quello resti un episodio isolato: il loro obiettivo è dimostrare, con i fatti, che quella cavalcata non fu un caso. Tra i due paesi esiste un precedente mondiale rilevante: nel 1998, in Francia, il Brasile si impose 3-0 sul Marocco. Ma nel marzo 2023, in un’amichevole, il copione si ribaltò con un sorprendente 2-1 per i nordafricani. La storia, insomma, suggerisce che il risultato non sia affatto scontato.
I bookmaker non hanno dubbi: il Brasile è la grande favorita del girone C, con una quota antepost da capogiro che lo vede quasi certo di passare il turno. Il Marocco è però il rivale più accreditato e la quota a 6.00 per la vittoria del girone racconta di una squadra rispettata. Una vittoria brasiliana in questo esordio consoliderebbe la candidatura alla sesta stella; una sorpresa marocchina rimescolere le carte dell’intero torneo.
Fischio d’inizio: domenica 14 giugno, ore 00:00 (italiana)
Dove vedere: Rai e DAZN
Haiti-Scozia: la Tartan Army torna al Mondiale dopo 28 anni di attesa al Gillette Stadium
Boston la notte, con il Gillette Stadium di Foxborough che si sveglia nel buio delle tre per accogliere una di quelle storie che solo il calcio sa raccontare. Da un lato, la Scozia, che torna a una Coppa del Mondo dopo ventotto anni di assenza: l’ultima volta fu Francia 1998, e quella del 2026 sarà la nona partecipazione nella storia della nazionale. Generazioni di tifosi della Tartan Army hanno aspettato questo momento, e ora che è arrivato vogliono viverlo fino in fondo. La squadra di casa ha brillato nella qualificazione europea e nelle amichevoli pre-Mondiale non ha lesinato le prove di forza, come il 4-1 inflitto a Curaçao ad Hampden poche settimane fa.
Dall’altra parte del rettangolo verde c’è Haiti, alla sua seconda presenza in assoluto in una fase finale mondiale. I Biancoblu caraibici hanno compiuto una qualificazione sorprendente nel Final Round CONCACAF, chiudendo al primo posto con 11 punti, davanti a Costa Rica e Honduras, grazie anche a un clamoroso 3-3 rimontato contro i costaricensi quando erano sotto di due reti. Un segnale di carattere che non va ignorato. Le ultime amichevoli haitiane hanno confermato l’imprevedibilità della squadra: una vittoria 4-0 sulla Nuova Zelanda e un pareggio 1-1 con l’Islanda mostrano che la differenza tecnica con le squadre di fascia media non è poi così abissale.
Eppure la distanza tra le due nazionali, sulla carta, esiste. La Scozia ha fisicità, organizzazione tattica e un’esperienza nelle competizioni europee che Haiti non può vantare. I tre punti contro la nazionale caraibica sono quasi obbligatori per gli scozzesi, se vogliono sognare la prima storica qualificazione alla fase a eliminazione diretta in un Mondiale. Le quote la indicano nettamente favorita, ma in un Mondiale allargato a 48 squadre ogni sorpresa è sempre dietro l’angolo.
Fischio d’inizio: domenica 14 giugno, ore 03:00 (italiana)
Dove vedere: DAZN
Germania-Curaçao: la macchina da guerra tedesca debutta a Houston contro la storia romantica dei Caraibi
C’è un odore di erba fresca tagliata su misura nel NRG Stadium di Houston, ribattezzato per l’occasione Houston Stadium dalla FIFA, come da copione per ogni impianto di questo Mondiale. Il prato è stato cresciuto in Colorado e spedito in Texas, tenuto in vita da gigantesche lampade a crescita provenienti dall’Olanda. Una cura maniacale per settantaduemila posti che per una sera diventano teatro di un confronto tra la tradizione del calcio mondiale e la fiaba più bella di questo torneo.
La Germania di Julian Nagelsmann è una delle squadre più attese del Mondiale 2026. I tedeschi portano in dote un palmares da quattro Coppe del Mondo (1954, 1974, 1990, 2014), ma anche il peso ingombrante delle ultime due eliminazioni premature — ai gironi in Russia 2018 e in Qatar 2022, dove tutti li davano per favoriti. Sfatare quel tabù è il primo obiettivo della spedizione tedesca. In campo ci sarà Manuel Neuer, portiere al suo quinto Mondiale a quarant’anni compiuti; e poi Jamal Musiala, 23 anni e già veterano della scena mondiale, pronto al suo secondo torneo iridato; e Kai Havertz dell’Arsenal, attaccante chiamato a trascinare il reparto offensivo. Una squadra di qualità indiscutibile, che vuole riscattarsi davanti al mondo.
Di fronte a loro c’è qualcosa di mai visto prima: Curaçao, la nazione più piccola per numero di abitanti mai qualificata a una Coppa del Mondo, con circa 157mila residenti sull’isola caraibica al largo del Venezuela. Prima di lei, quel primato apparteneva all’Islanda del 2018. Una nazionale al suo esordio assoluto nella fase finale di un Mondiale, guidata da Dick Advocaat, che porta con sé il peso leggero e prezioso di chi non ha nulla da perdere. La loro qualificazione è già di per sé una vittoria storica; ogni minuto sul campo sarà, per loro, pura conquista.
I pronostici non lasciano spazio a interpretazioni: la Germania parte con un favore schiacciante. Ma in questo Mondiale allargato, dove persino le migliori terze classificate avanzano, anche Curaçao ha qualcosa da giocare nel percorso del girone. Per i tedeschi, comunque, questa deve essere la partita della ripartenza: tre punti pesanti e un segnale al resto del mondo.
Fischio d’inizio: domenica 14 giugno, ore 19:00 (italiana)
Dove vedere: DAZN
Olanda-Giappone: il calcio totale incontra la precisione nipponica nell’AT&T Stadium di Dallas
Benvenuti in uno degli stadi più impressionanti del pianeta. L’AT&T Stadium di Arlington, Texas, è la casa dei Dallas Cowboys, la franchigia NFL più preziosa al mondo, voluta con ambizione smisurata dal patron Jerry Jones. Con i suoi 94mila posti e un tetto retrattile che ammette il sole o lo esclude a piacimento, questo colosso è entrato nel libro dei Guinness nel 2010 con 108.713 spettatori per un All-Star Game NBA, e nel 2016 ha ospitato WrestleMania 32 davanti a oltre 101mila persone. Per i Mondiali 2026 ospiterà nove partite, tra cui una semifinale: il calcio è arrivato a Dallas e ha deciso di restarci per un mese.
Il sipario su questa sala maestosa lo alzano Olanda e Giappone, due filosofie di gioco lontane eppure egualmente ammirate. I Paesi Bassi di Ronald Koeman incarnano l’eredità del calcio totale, quella tradizione nata ad Amsterdam e mai davvero tramontata, capace di produrre generazioni di campioni. L’Olanda ha dominato il proprio girone di qualificazione con 20 punti su 24 e arriva al Mondiale con la fame di chi sa di avere una rosa di valore ma ancora non ha trovato il successo iridato che meriterebbe. La squadra è matura, equilibrata e con il talento distribuito in ogni reparto.
Il Giappone di Hajime Moriyasu è, all’opposto, un laboratorio di disciplina tattica e intensità collettiva. Quello che i nipponici hanno costruito negli ultimi anni è straordinario: una nazionale capace di battere la Germania e la Spagna in Qatar 2022, un gruppo compatto e pericolosissimo in contropiede, pronto a sorprendere. Sarà il loro ottavo Mondiale complessivo, e l’obiettivo dichiarato è migliorare i cinque passaggi agli ottavi di finale già conquistati nella storia. La nota dolente è l’infortunio dell’ala Kaoru Mitoma, assenza pesante sulla corsia mancina.
In un girone F dove Svezia e Tunisia attendono, nessuna delle due squadre può permettersi di cominciare con zero punti. L’Olanda parte favorita, ma il Giappone è la classica squadra in grado di ribaltare i pronostici. Una partita da non perdere, tra le più equilibrate e tatticamente affascinanti di questo primo turno.
Fischio d’inizio: domenica 14 giugno, ore 22:00 (italiana)
Dove vedere: Rai e DAZN




























