#Nessuno ostacolo può chiuderci per sempre la porta della libertà

Rachel guardò gli uomini e le carrozze con timore. Ciò che più aveva desiderato fino al giorno prima e che aveva immaginato come una straordinaria occasione, ora le incuteva una paura che non riusciva a controllare.

… Non aveva più la forza di partire e non aveva la forza per restare. L’unica cosa che desiderava in quel momento era scomparire e non provare più quel dolore lancinante e quell’incolmabile vuoto dentro. Sentì il respiro che le si affannava in petto, mentre cercava di pensare e di decidersi.

«Non c’è bisogno di essere nemici» disse allora Rosetta alla gente. E le sembrava di parlare anche ai suoi paesani di Alcamo. Perché era quella la strada. Non ce ne poteva essere nessun’altra. Bisognava dire basta. Bisognava smettere di coltivare odio. Bisognava rompere le sbarre delle gabbie. «Siamo tutti dei morti di fame» fece, come concludendo ad alta voce quel suo ragionamento, che però era più un’emozione che un pensiero razionale. Era il cuore che finalmente parlava. «Dovremmo aiutarci, non azzannarci come dei cani rabbiosi.»

In quell’esatto momento le venne da pensare a Dolores. E si rese conto di non avere mai smesso di farlo. Seppe subito perché. Perché in Dolores aveva visto se stessa. E perché provando a salvarla aveva fatto quello che non era riuscita a fare durante il suo stupro. Ma Dolores era ancora lì, in quell’inferno, in quella gabbia.

«E tu come ti chiami … ragazza senza nome …che sei gli occhi di chi non li ha e guardi quello che noialtri facciamo finta di vedere?»

«Serve sempre qualcuno che sappia raccontare una storia diversa» disse. «Solo così le persone scoprono che si può davvero cambiare. Il futuro ha bisogno di storie.» sorrise ei strinse nelle spalle.

«Mi sono sempre chiesta se le parole potessero avere le ali» disse Alfonsina Storni, commossa come tutti.

 

Una lettura che coinvolge sin dalle prime righe, sia per la narrazione drammatica, sia per il contenuto commovente che per la fluidità con cui è scritto.

Il romanzo racconta la storia di 3 persone, una diversa dall’altra con una propria storia familiare, una propria e diversa origine sia culturale che nazionale ma tutte accomunate dallo stesso senso di libertà.

Il romanzo racconta, anche se pur in forma un po’ romanzata, una delle pagine più buie e tristi che all’inizio del secolo scorso molte giovanissime donne, alcune appena poco più che bambine, furono costrette a vivere sulla propria pelle.

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Giovani donne e le loro famiglie furono ingannate, attraverso la promessa di un lavoro ben pagato ed un futuro roseo, e portate in Argentina a riempire i bordelli aperti per soddisfare le voglie di tanti operai che vivevano lontani dalle loro mogli.

Rosetta. Una donna nata nelle campagne della Sicilia che vive sola dopo la morte del padre in una terra che non concepisce che una donna possa vivere senza marito. E quell’unico pezzo di terra diventa anche l’interesse del mafioso del luogo.

Rocco, figlio di mafioso che mafioso non vuole diventare.

Rachel, che malgrado i suoi 13 anni ha una determinazione da adulta, tanta solitudine nel cuore, tanta paura di rimanere nella sua terra con la matrigna, tanta voglia di aprire una libreria e permettere alle donne, a cui è vietato dalla sua cultura, di poter leggere tutti i libri anche quelli “proibiti”.

Alcune pagine del libro sono veramente cruenti, dettagliate in modo così preciso da far suscitare rabbia e scalpore, ma non dimentichiamo che i fatti narrati in questo libro, anche se in modo romanzato, sono effettivamente successi, a volte anche in modo più feroce e che ancora oggi tante donne si trovano nella situazione di Rosetta o di Rachel.

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Luca di Fulvio ha dato voce a tutte quelle donne che non solo non possono parlare ma che nemmeno sanno come poter fare a parlare.

Una lettura che rimane impressa nella nostre coscienze.

Consigliatissimo.