#Perché nulla è come sembra, e se non si ha parola, difficilmente ci si può spiegare!

«Un uomo che non teme di assistere alla tortura del suo prigioniero è capace di tutto. E in questa guerra un uomo deve essere capace di tutto, vero?

Devi stare attento agli afghani. Non sono peggiori degli altri, ma siccome sono i più numerosi cercano di dettare legge. È naturale. È la sopravvivenza.»

Diventiamo tutti dei mostri quando la Storia ce ne dà modo. Riusciamo anche a trovare nemici tra i nostri stessi fratelli. Tu hai Aleppo nella tua Siria, io ho Bentiu e il Darfur nel mio Sudan.

«È un bene, ti impedirà d’impazzire. Ci sono tanti pazzi da queste parti. A causa di quello che hanno vissuto, di quello che hanno visto, di quello che hanno perso. La loro unica attività si svolge di notte, alla ricerca di un passaggio per l’Inghilterra. Di giorno se ne stanno a ruminare come le mucche».

Per un attimo il bambino nero era stato più importante di ogni cosa. Aveva concentrato su di sé la sua attenzione, aveva sviato le sue angosce.

«Il bambino che ho aiutato, tu lo conosci?»

«Si, l’ho già visto. Deve essere qui da un mese, all’incirca. È un animale selvatico. Appartiene agli afghani. Ogni volta tenta di sottrarsi a loro, ma la Giungla è piccola. Riescono sempre a riacciuffarlo e lo puniscono.»

«Non capisco quando dici “appartiene”

«Un piccolo indifeso trova sempre un predatore. Quanto ti è costato il viaggio in Francia? Probabilmente tutto quello che avevi. E allora come pensi che un bambino della sua età abbia potuto attraversare l’Africa? Schiavo sessuale o semplicemente schiavo. E qui hanno fatto di lui la stessa cosa. Magari gli avranno anche promesso di farlo passare in Inghilterra. E se adesso gli è chiaro che non lo aiuteranno, ormai è tardi. Appartiene a loro.»

«Siete fuori di testa o che? Sapete chi sono questi migranti, me lo avete detto voi stessi. Gente che scappa da un Paese in guerra e che cerca di ritrovare la famiglia in Inghilterra. Faremmo tutti la stessa cosa nella loro situazione. Come potete parlarne come se fossero conigli, selvaggina, walking deads o zombi, animali qualsiasi di cui si va a caccia?»

Lo conosceva, il filo spinato a punte destinato a pungere la pelle degli animali che si avvicinavano troppo ai confini di un campo. Ma quello era a forma di farfalla, con le estremità e le ali affilate come rasoi. Era fatto per tagliare la pelle, per causare ferite profonde e non soltanto per respingere.

Era stato pensato appositamente per gli uomini.

Oggi era di ritorno su quelle terre fra due mondi dove le dune avevano ritrovato la calma.

Niente più migranti, niente più volontari, come se il problema fosse stato risolto con un colpo di bacchetta magica. Forse il più grosso raggiro del decennio.

 

Un romanzo crudo dalle tinte nere come la pece.

Una lettura per stomaci e mente forti.

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Calais, la Giungla.

Calais, il porto,

Il porto che collega la Francia all’Inghilterra si è trasformato nella “Giungla”. Una giungla di esseri umani, o forse lo erano prima di arrivare a Calais.

Perché chi è arrivato a Calais non ci è arrivato con un volo aereo o su una nave da crociera, no! A Calais ci è arrivato dopo essersi lasciato l’inferno alle spalle e dopo che quell’inferno gli si è insinuato dentro come un verme, un verme che rosicchia la mente fino a farti diventare pazzo o non ti consente di essere la stessa persona che eri prima di esserci arrivato.

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A Calais arrivano i “disperati” quelli che fuggono da un infermo chiamato fame, miseria, guerra.

Disperati a tal punto, che per andare via, hanno venduto tutto, tutto quel poco che possedevano e per quei disperati che non hanno nulla da vendere non gli rimane altro che vendere il proprio corpo.

Arrivano speranzosi, arrivano credendo di poter varcare il confine e giungere in Inghilterra, li dove hanno qualche familiare, un parente lontano o un amico che ce l’ha fatta e che è disposto ad aiutarli.

A Calais non c’è l’ONU, non ci sono i servizi umanitari internazionali, a Calais c’è solo la disperazione di chi, troppo tardi, si accorge che varcare quel confine è quasi impossibile. E quando ci si rende conto è tardi, troppo.

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Nella Giungla, oltre alla legge del più forte, sboccia l’umanità.

L’umanità che scaturisce da un disperato che offre aiuto a uno più disperato di lui e meno forte.

Nessuno uscirà indenne da questa lettura.

Nessuno potrà fare a meno di fare i conti con la propria coscienza.

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Ognuno prenderà visione di una immigrazione, e di quanto dolore si è costretti a sopportare, ma che il mondo fa finta che non niente di tutto ciò esiste.

Meglio ignorare che porgere una mano e aiutare un altro essere umano.

Perché preoccuparsi di chi non ha nulla quando si ha così tanto da potersi prendere il lusso di poterlo buttare via?

Calais, un porto.

Calais, una Giungla.

Calais, dove l’umanità ha cessato di esistere.