#Spesso la verità è davanti i nostri occhi, ma la cerchiamo altrove!

Dopo qualche minuto, le autopattuglie isolarono il quartiere.

Mentre veniva definito il perimetro di sicurezza, uno dei primi agenti arrivati sul posto notò che la porta della casa del sindaco, a pochi passi dal corpo di Meghan, era socchiusa. Incuriosito, il poliziotto si avvicinò e si rese subito conto che la porta era sfondata. Sfilò la pistola dalla fondina, salì d’un balzo i gradini fino alla soglia e si annunciò. Nessuna risposta. Spinse col piede la porta e vide il cadavere di una donna riverso nel corridoio. Stringendo in una mano la pistola e nell’altra la ricetrasmittente, chiamò rinforzi e cominciò ad avanzare lentamente nella casa. Alla sua destra, in un salottino, scoprì il corpo del bambino. Poi, nella cucina, trovò il sindaco, immerso nel proprio sangue, anch’egli assassinato.

L’intera famiglia era stata trucidata.

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Perciò non volevamo affrettare il suo arresto: i progressi compiuti nell’indagine avevano convinto il maggiore McKenna, e a quel punto avevamo deciso di pazientare ancora un po’. Il tempo giocava a nostro favore. Prima o poi Tennenbaum avrebbe abbassato la guardia e commesso un errore. La nostra reputazione dipendeva dalla pazienza che Jesse e io saremmo riusciti ad avere. I colleghi e i superiori ci tenevano d’occhio – e noi lo sapevamo. Volevamo essere i giovani e instancabili piedipiatti che avevano spedito in carcere un quadruplice omicida, non i dilettanti umiliati da un proscioglimento con tanto di danni e interessi a carico dello Stato.

E c’era un ramo d’indagine ancora inesplorato: l’arma del delitto. Una Beretta con numero di matricola abraso. Un’arma da delinquente. Ed era proprio quello a intrigarci: come aveva fatto a procurarsi quel tipo di pistola un uomo che proveniva da una specchiata famiglia di Manhattan?

Questo interrogativo ci portò a setacciare con la massima discrezione gli Hamptons. E in particolare un bar malfamato di Ridgesprot, davanti al quale Tennenbaum era stato arrestato anni prima per una zuffa. Cominciammo ad appostarci ogni giorno di fronte al locale con la speranza che prima o poi avremmo visto comparire Tennenbaum. Ma quell’iniziativa ci costò una convocazione di primo mattino nell’ufficio del maggiore McKenna. Insieme al maggiore c’era un tizio che cominciò a sbraitare:

…..

Quando ero piccola, i miei genitori mi dicevano che le persone non vanno mai giudicate precipitosamente e che bisogna sempre lasciare loro una seconda possibilità. Mi sono sforzata di perdonare Tara, ho fatto di tutto per ricostruire la nostra amicizia.

In seguito alla crisi di Borsa del 2008, Gerald Scalini, che aveva perso moltissimi soldi, aveva dovuto rinunciare all’appartamento con vista su Central Park, alla casa negli Hamptons e all’alto tenore di vita. Rispetto alla stragrande maggioranza degli americani, gli Scalini non potevano lamentarsi: si trasferirono in un grazioso appartamento dell’Upper East Side, e Gerald fece in modo che Tara continuasse a frequentare la stessa scuola privata – il che non era poco. Ma non era più la vita di prima, con autista, cuoco e week-end in campagna.

Gerald si sforzava di fingere che non fosse cambiato niente, ma la madre di Tara diceva a chiunque la stesse a sentire: «Abbiamo perso tutto. Adesso faccio la schiava: devo correre in tintoria, poi andare a prendere mia figli a scuola e preparare da mangiare per tutti.»

Nell’estate del 2009 inaugurammo “il Giardino degli Eden”, la nostra splendida villa di Orphea.

 

Il quarto libro di Joël Dicker è un grande capolavoro di suspense.

Dalla prima fin quasi l’ultima pagina il lettore è catapultato, insieme agli investigatori, ai poliziotti ad un’intera cittadina, alla ricerca del pluriomicida che ha sconvolto l’intera esistenza degli abitanti di questo luogo turistico a pochi chilometri da New York.

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Dicker, come sua abitudine, divide la narrazione in due archi temporali distinti. Un passato e un presente.

La storia inizia con la scomparsa di Stephanie Mailer, durante le indagini la sua scomparsa si collegherà immancabilmente a 4 omicidi avvenuti nel passato.

Un intrico di personaggi, di situazioni, di avvenimenti sapientemente mischiati a rendere la lettura avvincente. Non mancheranno intrighi, segreti, odi, amicizie e vecchi e nuovi amori.

E come dice Stephanie Mailer la verità è sempre sotto i nostri occhi, ma immancabilmente ci sfugge.

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E quando il lettore scoprirà chi è l’assassino non potrà che darle ragione.

Il libro perfetto da leggere in riva al mare o seduti comodamente sul divano durante una giornata di pioggia in un perfetto clima autunnale.