Maya non rispose. Da molto tempo aveva seppellito i suoi segreti. Appartenevano a lei sola, e a un uomo con cui non parlava più. Chissà se anche lui era ancora in preda al tormento. Incredibile, il senso di colpa ti rende silenziosa, spaventata, sola. Ti induce ad ascoltare le pene degli altri ma a tenere per te le tue.

«Chi prenderà questa bambina?» si domanda Wang Chun ad alta voce.

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L’anno precedente ha avuto una bambina, che ha lasciato alla stazione di polizia in un’altra città. E quello prima ancora aveva partorito un’altra femmina, che il marito, di malavoglia, aveva accettato di tenere. Non vuole più avere il cuore spezzato. Quante figlie può perdere una donna in questo modo, e continuare ad amare il marito?

La mattina in cui lasciò la sua bambina nel parco, Ni Fan prese l’unica patata dolce che era cresciuta nel campo sterile della sua famiglia. Quella patata dolce sarebbe bastata per comprare il riso per la cena della sera. … Ni Fan infilò la patata dolce nell’orlo dei pantaloni e avvolse la figlia neonata in una striscia di stoffa che si passò sulle spalle. … Mise la bambina nella stoffa , avvolgendola e la posò sul prato. Poi prese la patata dolce e la infilò nel fagotto. ….. Chiunque avesse trovato quella bambina avrebbe davvero capito da quell’unica patata dolce quanto preziosa lei fosse? Avrebbe capito che era una bambina preziosissima.

La donna si chinò e sollevò la scatola. Parve guardare dentro. Forse disse qualche parolina dolce alla bimba. Forse premette la mano calda sulla sua guancia, come avrebbe fatto una madre. Forse le sussurrò parole gentili. Buddy non poteva sapere che cosa era successo in quei momenti, prima che la donna tornasse dentro con sua figlia e chiudesse la porta.

In quella luce Maya riuscì a vederlo, il filo rosso aggrovigliato e serpeggiante, che legava ogni bambina alla madre. Batté le palpebre. Il filo rosso luccicò e poi lentamente scomparve. Per quanto intricato e annodato potesse essere, all’altro capo c’era il figlio che eri destinata ad avere.

 

Un libro che parla d’amore, di povertà, di solitudine, di speranza, di un nuovo amore. Di madri. Madri che hanno portato in grembo un bambino di cui non si potranno mai occupare e madri che lo sono diventate grazie a chi di quel bambino non se ne è potuto occupare. A volte perché povere e sole, altre perché la legge cinese impedisce di avere due figli a meno che il primo non sia femmina e il secondo maschio. Madri che non ci sono più perché il filo che le univa alla vita si è spezzato.

Il libro è diviso in due voci narranti.

Come un filo rosso che lega le une alle altre ci sarà Maya che grazie al suo lavoro permetterà a delle bambine abbandonate di crescere tra le braccia di una nuova madre.

Un libro che parla di abbandoni e di adozioni, su chi si è, i propri sogni, le proprie angoscie, le proprie tragedie, le insoddisfazioni, i sotterfugi, l’amore.

Un libro che fa riflettere sui sentimenti, sulle paure, sulle speranze. Che aiuta a capire cosa ci possa essere dietro l’abbandono del bambino che si è portato in grembo.

Il percorso dell’adozione non è una scelta facile tanto meno la scelta di una madre nell’abbandonare il proprio figlio. Né l’una né l’altra lo fa a cuor leggero e a volte non è nemmeno la madre ad abbandonare la propria figlia. Ci sono situazioni più grandi ed ingestibili di noi, usanze, credenze e leggi imposte.

Maya ha un’agenzia di adozioni, si occupa esclusivamente di bambine abbandonate in Cina.

Insieme a Maya, percorreremo entrambi i percorsi.

Un libro che merita una lettura attenta. Ci si immerge con il cuore tra le parole.

Recensione di Voglio prenderti per mano di Ann Hood, #Un bambino è come un foglio di carta su cui ognuno lascia un segno

Voglio prenderti per mano
di Ann Hood
Rizzoli BUR (332 pag.)

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